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Atlante storico della Chiesa Bizantina Cattolica in Italia

Commento: l'evoluzione della Chiesa Bizantina Cattolica in Italia può essere visto come esito di due momenti  diversi che però si intersecarono tra loro: .

1) l'Italia in seguito alla suddivisione della Cristianità in Patriarcati venne -ovviamente- a far parte del Patriarcato Romano. Tuttavia , trattandosi solo di una divisione di ordine organizzativo, esistevano chiese latine in Oriente (anche e soprattutto nella stessa Costantinopoli) e chiese di tradizione orientale in Occidente  (anche e soprattutto nella stessa Roma) che tanto più dovevano riuscire ad integrarsi  in Italia meridionale , colonizzata per secoli dai Greci. Tale processo di bizantinizzazione subì un decisivo incremento a seguito della riconquista giustinianea dell'Italia (probabilmente non solo nel Meridione ma anche laddove Bisanzio riuscì ad attuare un discreto controllo nel tempo) e alla decisione dell'Imperatore bizantino che intorno al 732 (un periodo durante il quale venivano nella regione molti profughi ,tanti dei quali monaci , fuggiti a seguiti della  conquista musulmana della Siria)   trasferì la giurisdizione dei territori controllati da Bisanzio dal Patriarcato di Roma al  Patriarcato di Costantinopoli. Tale regione tornerà al Patriarcato Romano a seguito della conquista Normanna . I Normanni alla morte dei locali vescovi greci li rimpiazzavano con vescovi latini ma in alcune diocesi vescovi italo-greci persistettero per diverso tempo talora fino al XV secolo e il "rito bizantino" persistette anche fino al XVII secolo. Oggi l'unico residuo di tale fase italo-greca è l'Abbazia di Grottaferrata fondata da monaci della Calabria nei pressi di Roma. Per l'Atlante storico di tale fase vedi nell'Atlante storico della Chiesa Romana alle pagine dedicate alla Puglia, Basilicata, Calabria, Sicilia, Lazio.

2) Proprio nel momento in cui stava tramontando la fase italo-greca i Balcani venivano invasi dagli Ottomani: una notevole massa di profughi ortodossi si riversò allora dall'Albania -ma anche dalla Grecia- sulle vicine coste dell'Italia meridionale (ma anche nella Repubblica Veneta, ad Ancona, Livorno...). Per questi - che mal tolleravano l'eventuale ordinazione dei loro sacerdoti da parte di vescovi latini-  l'Arcidiocesi Autocefala di Ocrida (non raramente in formale ma non sostanziale  comunione con Roma) creava dei Metropoliti (con il titolo di Agrigento ma in realtà itineranti) regolarmente riconosciuti da Roma; contemporaneamente  vescovi greci (anche questi regolarmente riconosciuti da Roma ) arrivavano  in Italia in fuga dagli Ottomani e fungevano di fatto da Vescovi Ordinanti . Si trattava di una situazione piuttosto particolare in cui così come è difficile dire quanto si trattasse di Greci o di Albanesi analogamente è difficile capire se si trattasse di popolazioni cattoliche o ortodosse, certamente formalmente sottoposte a Roma ma con lo spirito ancora rivolto a Costantinopoli.  A tale situazione iniziò a porsi rimedio con un sostanziale riconoscimento romano delle peculiarità bizantine di tali fedeli ; per essi , pur sottoposti alla giurisdizione dei vescovi latini, a Roma veniva fondato il Collegio Greco il cui Rettore veniva consacrato vescovo ordinante per i "Greci" in Italia. Più tardi vennero creati degli Ordinariati  (uno in Calabria e uno  in Sicilia)  per le popolazioni prevalentemene italo-albanesi del Sud che nel XX secolo diventeranno vere Eparchie (per queste vedi  nell'Atlante storico della Chiesa Romana alle pagine dedicate alla  Calabria, Sicilia).. Per finire va ricordato che nel Nord della penisola i Greci si sottrassero alla giurisdizione romana grazie alla Repubblica Veneta che permise a un Vescovo (con il titolo di Metropolita di Filadelfia) dipendente da Costantinopoli di risiedere a Venezia.

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